sabato 23 ottobre 2010

IL BAMBINO SILENZIOSO

I suoi occhi neri ed intensi
Si posarono su di me per un istante.
Il mio sguardo incontrò il suo
E mille parole passarono tra noi
Seppi con certezza che aveva letto
Tutto quanto il mio dolore.

Lo aveva fatto come nessun altro
Era il mio bambino
Era il mio bambino sordo.
Sapeva ascoltare con il cuore
Ciò che mille parole
Non avrebbero mai saputo spiegare.

Quel rumore silenzioso
Mi trafisse dentro
Mi penetrò internamente l’anima
E mi bastò poco
Per rendermi conto
Che mi aveva guarita.

IL VIAGGIO

Si dice che la morte
Porti via ogni bellezza
Mai ti vidi tanto bella
Come su quel letto
Lunghi riccioli d’oro
Sparsi in maniera scomposta
Il viso disteso
E gli occhi socchiusi
Le mani giunte
Come se stessi pregando
Il pianto di chi ti circondava
Sembrava fuori posto
Splendevi di una luce meravigliosa
Come le giovani spose
Al loro incontro d’amore
Ed io m’accorsi
Di non averti mai amata come adesso
Il tuo primo viaggio senza di me
Uno di quelli da cui
Non saresti mai più ritornata
Ed io son qui che ti guardo
Nessuna lacrima bagna i miei occhi
Una sola voce nel mio essere:
mamma, mamma, mamma.
Guardo fuori
Il sole splende alto
Nulla di ciò che vedo
Mi appartiene
Mi alzo ed in silenzio
Lascio la stanza
Quella non è mia madre.
Avrei continuato a crederlo
Fino alla fine dei miei giorni
Fino a quando in quel viaggio
Non sarei stato con te…

Liberty

martedì 19 ottobre 2010

IL PRIMO LIBRO DELLA STORIA

 
“Seguitava a piovere da giorni,
un vecchio armato di ombrello e di bastone
cercava lentamente nei dintorni,
l’entrata di un negozio o di un portone.
  
Gruppetti inquieti di colombe,
sopra un ferreo recinto nero di un giardino
lanciavano occhiate alle tombe,
mentre il vento turbinava lì vicino.
 
Girava intorno all’albero il mio bambino,
vedevo il suo sorriso entusiasmante,
sentivo del tempo mio il declino
ma amandolo non sembrava poi pesante.
 
Dal primo uomo all’ultimo
che d’infinito amor è stato cosciente,
il tempo ha regalato un intimo
immortale esempio, di come 
“sia per sempre”.
 

È dunque, questo spazio e questo tempo
in cui la vita è solo un aggettivo,
diluito in un breve incalcolabile momento
ad essere l’incompreso sostantivo?
 



Ho così riletto l’inizio della vita,
scoprendo senza gioia e con tormento
quella parola breve indefinita,
che senza meno porta allo sgomento.
 

La morte, 
che è dell’esistenza il significato stesso,
riapre l’eterno enigma millenario,
se prima della vita senza sesso
esistesse un luogo, un come
o un calendario.

 
Quanto di te figlio mio mi appartiene?
La stessa aurora splende nei tuoi occhi,
ora vado, tu prendi la vita come viene.
Intorno, delle campane, 
gli ultimi rintocchi”
 

R. Ceccacci
 
(maggio 2010)

L’INTUITO



“Così percepisco l’intuito,
come un cristallo di sale.
Cresce e s’aggrega
Tanta più acqua su esso scorre,
 così che la forza che interiormente l’opprime,
gli regala quella limpida,
 brillante,
sensazionale bellezza”


R. Ceccacci

CHI MI SCRIVEVA ERO IO



“Avevo bisogno di te amico mio,
di neve e di pioggia stavo soffocando
perché per me non esiste dio e
 la mia vita era diretta allo sbando

La leggerezza altrui mi insidia e intristisce,
è il mondo lì fuori che mi sembra nero,
nella morte e nel dolore impazzisce
la muta insostenibile ricerca del vero.

Siamo così diversi, mio vecchio amico.
Di dolore, d’amore e di pensiero,
comunque una cosa te la dico:
ho seguito nella vita il tuo sentiero.

Mi viene in mente ora la tua ombra,
presente in ogni tempo da che esisto,
fin da bambino e fin sulla tomba
mi inseguirai così come previsto.

Allora mi chiederò se è vero
Che per tutto questo tempo ho immaginato
Di essere io quel soggetto in nero
Che dall’infanzia mi sono raccontato.


R. Ceccacci

giovedì 26 agosto 2010

19 MARZO 2010

"Padre mio ti racconto....
Racconto di te che riuscivi a trasformare la disperazione per il gioco danneggiato riparandolo, 
ottenendo così lo stupore, quasi superstizioso, di chi assiste ad un miracolo.

Racconto il ricordo di tante cose da riparare e da montare.

Sono trascorsi molti anni da allora e di te non ho mai raccontato a nessuno, 
solo oggi, quando per la prima volta ho sentito mio figlio confermare il mio ruolo.
Vorrei fare qualcosa per tutto quello che ho potuto imparare da te, 
confermarti nel racconto meraviglioso che è stata la tua vita,
per quello che ho capito che per te erano strumento e arte...
dalle tasche tiro fuori le mie mani e ti rivedo!

Auguri Papà.... ovunque tu sia."
                                                                     R. Ceccacci

mercoledì 25 agosto 2010

SCEGLIERE

è il presentimento di sbagliare che ci confonde quando stiamo per prendere una decisione, ed ecco che, chi ha esperienza, muta il presentimento in opportunità e l’addiziona alla scelta rafforzandola e imprimendo in lui nuova conoscenza. Saper scegliere dipende dalla conoscenza che abbiamo di noi stessi” 

                              R. Ceccacci